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	<title>Ambiente Ingegnere &#187; Sostenibilità</title>
	<link>http://www.ambienteingegnere.it</link>
	<description>News e aggiornamenti per l'ambiente e l'ingegneria</description>
	<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 17:07:37 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>COHOUSING, LA CASA SHARE.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 14:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

		<category><![CDATA[CASASHARE]]></category>

		<category><![CDATA[COHOUSING]]></category>

		<category><![CDATA[COMUNITA']]></category>

		<category><![CDATA[PROGETTAZIONE ASSISTITA]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno stile di vita che nasce in Danimarca negli anni 70, consiste nel condividere i propri spazi comuni con persone che si scelgono tra loro. Tra i servizi di uso comune vi possono essere ampie cucine, lavanderie, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, piscina, internet-cafè, biblioteca e altro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2011/09/cohousing_post.jpg" alt="COHPUSING" />Uno stile di vita che nasce in Danimarca negli anni 70, consiste nel condividere i propri spazi comuni con persone che si scelgono tra loro. Tra i servizi di uso comune vi possono essere ampie cucine, lavanderie, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, piscina, internet-cafè, biblioteca e altro.</p>
<p>Di solito un progetto di <a href="http://www.cohousing.it/" title="cohousing">cohousing </a>comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una comunità di vicinato (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo collettivo ottenendo in questo modo risparmi economici e benefici di natura ecologica e sociale.</p>
<p>Una scelta veramente intelligente se si pensa ai costi in termini economici ed ambientali che sosteniamo per svolgere molte attività che potrebbero essere condivise. (<strong><a href="http://" title="http://www.ambienteingegnere.it/car-sharing-ecosostenibile/">condividere l&#8217;automobile</a></strong>, condividere lavatrice, coltivare orti, gestire attività di b&amp;b in cohusing, etc).</p>
<p>Senza contare il vantaggio della <strong>progettazione partecipata</strong>. Le famiglie, future abitanti, partecipano alle scelte progettuali dell&#8217;insediamento. Ciò significa un identificazione completa dell&#8217;abitante con la struttura, sia in termini architettonici che della scelta dei materiali, degli impianti, dei colori, etc.</p>
<p>Uno stile di vita che si basa sulle relazioni, che pone alla base la condivisione, non solo in senso pratico, ma anche sociale, che ha dentro di se una grandissima quantità di valori aggiunti importanti per la nostra vita e quella dei nostri figli. (avete mai pensato che i genitori possano alternarsi ad accompagnare i figli ai servizi non disponibili nel cohousing?).</p>
<p>E&#8217; un po come ritornare alla vita dei nostri nonni, tanti dei quali vivevano nella case a corte, dove tanti spazi ed attività erano in comune, ma con la tecnologia e le comodità del XXI secolo.</p>
<p>Ancora, la possibilità di riunire tante persone, può rendere possibile la <strong>riconversione</strong> di interi <strong>edifici industriali</strong> dismessi, che possono essere acquistati a prezzi vantaggiosi per le committenze, che possono poi riconvertirli a proprio piacimento, &#8220;partecipando&#8221; alla <strong>progettazione</strong> con i tecnici incaricati.</p>
<p>Vi propongo alcuni esempi di cohousing che hanno attirato la mia attenzione, vi prego di propormene anche voi, condividendoli con me&#8230;in sintonia con lo stile del cohousing.</p>
<p><a href="http://www.cohousing.it/content/view/5/5/">Esempi di cohousing</a> nel mondo.</p>
<p>Sceglietevi i vostri cohouser, se non ne avete, scegliamoli insieme e realizziamo gli spazi di vita in sintonia con gli &#8220;spazi&#8221; che abbiamo dentro.</p>
<p>ing. Luca Palmiero</p>
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		<title>Africa 2010 - L&#8217;intervento in Commissione Ambiente e sostenibilità ambientale dell&#8217;Ordine degli Ingegneri di Napoli.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 08:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno a parlare del progetto che ho contribuito a realizzare in Togo lo scorso agosto, per condividere alcuni inaspettati &#8220;sviluppi&#8221; che questa esperienza ha avuto e continua ad avere. Al mio ritorno, nell&#8217;aggiornare e ringraziare tutti quelli che hanno sostenuto il progetto (inviando a mezzo mail il link del mio sito a tutti gli indirizzi della mia mailing list), ho ricevuto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/09/togo3_post.jpg" alt="togo3_post.jpg" />Torno a parlare del progetto che ho contribuito a realizzare in <a href="http://www.ambienteingegnere.it/ambienteingegnere-in-africamissione-compiuta/" title="Costruzione aule scolastiche togo">Togo</a> lo scorso agosto, per condividere alcuni inaspettati &#8220;sviluppi&#8221; che questa esperienza ha avuto e continua ad avere. Al mio ritorno, nell&#8217;aggiornare e ringraziare tutti quelli che hanno sostenuto il progetto (inviando a mezzo mail il link del mio sito a tutti gli indirizzi della mia mailing list), ho ricevuto una mail dall&#8217;ing. Paola Morgese, Manager della Commissione Ambiente e Sostenibilità Ambientale <a href="http://www.ordineingegnerinapoli.com/">dell&#8217;Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli</a>.</p>
<p>Paola venuta a conoscenza del progetto che ho contribuito a realizzare in Africa, mi ha invitato ad intervenire ad un <a href="http://www.ordineingegnerinapoli.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=111&amp;Itemid=82">incontro tenutosi il 14 settembre scorso presso la sede dell&#8217;ordine degli Ingegneri di Napoli.</a></p>
<p>Il mio intervento, ha avuto l&#8217;obiettivo di comunicare ai membri della commissione, l&#8217;esperienza vissuta in una regione del mondo dove le tematiche della <strong>sostenibilità</strong> <strong>economica e sociale</strong> predominano su quelle della <strong>sostenibilità ambientale</strong>. Nel corso dell&#8217;intervento ho richiamato gli otto <a href="http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/Millennium/Millennium.html"><strong>MDG</strong> (<strong>Millennium Development Goals</strong></a>).  Il 2010 segna infatti il decimo anno dalla firma della Dichiarazione del Millennio avvenuta a New York nel 2000 in occasione del <strong><a href="http://www.un.org/millennium/summit.htm">Millennium Summit</a></strong>, quando i capi di stato e di governo di tutti i paesi membri delle <a href="http://www.onuitalia.it/">Nazioni Unite </a>(191) si impegnarono a sconfiggere la povertà estrema nel mondo. Per farlo definirono otto obiettivi concreti, gli 8 Obiettivi del Millennio da raggiungere entro il 2015. Dopo dieci anni dalla firma della Dichiarazione e nonostante ci siano stati miglioramenti concreti in alcuni paesi, nell’insieme non si è ancora arrivati al risultato sperato (al di la delle cifre o dei valori dei parametri utilizzati per &#8220;misurare&#8221; il raggiungimento degli obiettivi). A peggiorare ulteriormente le cose, gli effetti dell’attuale crisi alimentare, climatica, energetica ed economica, che hanno causato un passo ancora più inaccettabile ai miglioramenti della vita dei più poveri. A questo ritmo, alcuni degli otto Obiettivi potrebbero non essere raggiunti in alcuni paesi del mondo. Quelli più a rischio sono i Paesi Meno Sviluppati, quelli senza sbocchi sul mare ed i piccoli stati insulari in Via di Sviluppo.A 10 anni dalla firma, proprio in questi giorni, (<a href="http://www.un.org/millenniumgoals/">dal </a><strong><a href="http://www.un.org/millenniumgoals/">20 al 22 settembre</a>)</strong>, si terrà a <strong>New</strong> <strong>York</strong> un altro <strong>summit</strong>, questa volta per fare il punto sui progressi compiuti fino ad oggi e per rilanciare nuovi piani di azione che permettano di accelerare il processo assicurando il raggiungimento degli Obiettivi entro la data prefissata.</p>
<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/09/bimbo.jpg" alt="bimbo.jpg" />La commissione ambiente dell&#8217;ordine degli<strong> Ingegneri di Napoli</strong>, nel chiedermi di condividere l&#8217;esperienza vissuta, ha dimostrato di avere lo sguardo puntato &#8220;oltre&#8221; le tematiche di cui ordinariamente ci occupiamo nello svolgimento dell&#8217;attività professionale. Questa consapevolezza, che mi ha fatto accettare il loro l&#8217;invito con grande slancio e semplicità, ha dato un ulteriore senso al mio viaggio; il Togo non è mai stata solo un &#8216;esperienza personale, ma averla condivisa con i miei colleghi l&#8217;ha resa ancora di più un&#8217;esperienza professionale. A loro ho ricordato che <strong>mancano solo 5 anni al raggiungimento di obiettivi importanti e che come categoria professionale possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo per migliorare la vita nei paesi in via di sviluppo, non solo come volontari, ma puntando a lavorare insieme, traendo anche il giusto profitto</strong> (usare i fondi stanziati dagli organi pubblici preposti, favorire gli investimenti dei privati operanti in alcuni settori in questi paesi, etc&#8230;). Per far ciò non occorre che ognuno di noi cambi il proprio lavoro, ma solo che<strong> il nostro lavoro possa cambiare le cose.</strong></p>
<p>Concludo allegando la presentazione che ho utilizzato durante il mio intervento, un promemoria volutamente semplice per comunicare il progetto a tutti, lasciando da parte gli aspetti tecnici di quanto ho contribuito a costruire, sottolineando invece quelli umani e professionali che questa esperienza ha &#8220;costruito&#8221; dentro di me.</p>
<p><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/09/togo-2010.rar" title="Presentazione Ordine Ingegneri di Napoli">Sintesi dell&#8217;intervento all&#8217; Ordine Ingegneri di Napoli</a> (Power Point versione 07)</p>
<p><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/09/togo-2010.pps">Sintesi dell&#8217;intervento all&#8217; Ordine Ingegneri di Napoli</a> (Power Point versione 97-03)</p>
<p><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/09/togo-2010.pps" title="Sintesi intervento ordine degli ingegneri di Napoli"></a></p>
<p>Un ringraziamento personale a Paola Morgese, per aver puntato lo sguardo &#8220;oltre&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/09/saluto.jpg" alt="saluto.jpg" />ing. Luca Palmiero.</p>
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		<title>ambienteingegnere in Africa:&#8221;missione&#8221; compiuta.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 03:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quanto attiene il progetto, siamo riusciti a concludere la realizzazione dei muri perimetrali.  (l'obiettivo che ci eravamo prefissi per questo campo). Mentre vi scrivo altri volontari, con la collaborazione di persone del villaggio stanno provvedendo al completamento della posa in opera dei mattoni finestrati (si vedono nell'immagine del post). Successivamente saranno eseguiti i cordoli di sommità su cui sarà appoggiata la copertura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/dscn0307.jpg" title="dscn0307.jpg"></a><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5091.jpg" title="img_5091.jpg"></a><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5127.jpg" title="img_5127.jpg"></a><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/togo2_post.jpg" alt="Ambiente ingegnere in Africa. “Missione Compiuta”" />Ed eccomi di ritorno dal Togo. Come vi avevo annunciato nel post precedente, ho trascorso 20 giorni nel villaggio di Ando Bedo, contribuendo alla costruzione di tre aule scolastiche.</p>
<p>Desidero ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del progetto, non solo economicamente,ma anche solo inviandomi mail, commenti o messaggi su facebook; vi garantisco che il sostegno che mi avete dimostrato mi è stato indispensabile nei momenti di difficoltà, ed ha dato un ulteriore senso al lavoro svolto. Quanto ho contribuito a realizzare non è stato &#8220;individuale&#8221; ma l&#8217;espressione di voi tutti, lettori del Web-magazine, imprenditori, colleghi e amici, che avete condiviso con me la scelta di sostenere la costruzione della scuola. Per amore di chiarezza vi comunico che abbiamo contribuito economicamente con una somma pari a € 1225,00 (inclusa la mia quota di volontario ammontante ad € 360,00). Circa 1/20 del costo totale della scuola. Il presidente di <a href="http://www.jeudevtogo.org/index.php?lng=fr" title="Jeudev">Jeudev </a>(l&#8217;associazione Togolese che coordina il progetto) mi ha chiesto di ringraziare tutti voi personalmente.    </p>
<p>Per quanto attiene i lavori eseguiti, siamo riusciti a concludere la realizzazione dei muri perimetrali (l&#8217;obiettivo che ci eravamo prefissi per questo campo). Mentre vi scrivo altri volontari, con la collaborazione di persone del villaggio stanno provvedendo al completamento della posa in opera dei mattoni finestrati (si vedono nell&#8217;immagine del post). Successivamente saranno eseguiti i cordoli di sommità su cui sarà appoggiata la copertura.</p>
<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/foto0089.thumbnail.jpg" alt="foto0089.jpg" />     <img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_4972.thumbnail.jpg" alt="img_4972.jpg" />    <img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/dscn0307.thumbnail.jpg" alt="dscn0307.jpg" />   <img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/partenza-015.thumbnail.jpg" alt="partenza-015.jpg" /></p>
<p> Non sempre è stato facile &#8220;organizzare&#8221; le lavorazioni, sia per mancanza di mezzi che di manodopera specializzata; tuttavia la nostra presenza è stato un impulso importante per avviarle e farle proseguire anche alla nostra partenza, grazie all&#8217;aiuto di molte persone del villaggio che si sono sentite incoraggiate da quanto avevamo già realizzato.</p>
<p>Alla conclusione di questa esperienza non c&#8217;è solo il concreto risultato raggiunto; ciò che di più prezioso mi porto nel cuore sono i sorrisi, l&#8217;accoglienza e l&#8217;affetto ricevuto dalle persone del villaggio. In particolare, aver condiviso la mia quotidinità con loro per 20 giorni, mi ha dato modo di conoscere non solo la cultura, ma anche la povertà e la ricchezza di questo popolo. Di alcuni dei bimbi del villaggio, quelli con i pancini gonfi che prima vedevo solonei documentari sul &#8220;terzo mondo&#8221;, ora ne conosco i nomi, il suono delle risate, il piede migliore nel giocare a calcio, la capacità che hanno di dribblare e lo spirito di condivisione profondo che hanno tra di loro e che hanno avuto con me, nel condividere anche l&#8217;unica porzione di arachidi bolliti per cena, con una gioia nel cuore che mi è entrata dentro spazzando via ogni individualismo, quello che ho scoperto essere la grande povertà di noi europei.</p>
<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_1268.thumbnail.jpg" alt="img_1268.jpg" /> <img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5006.thumbnail.jpg" alt="img_5006.jpg" /> <a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5091.jpg" title="img_5091.jpg"><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5091.thumbnail.jpg" alt="img_5091.jpg" /></a> <a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/immagine-307.jpg" title="immagine-307.jpg"><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/immagine-307.thumbnail.jpg" alt="immagine-307.jpg" /></a><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5127.jpg" title="img_5127.jpg"></a></p>
<p>Molte volte mi sono chiesto che senso avesse per un ingegnere di 35 anni stare li in estate a costruire una scuola e che senso avesse avuto aver chiesto a tanti di voi di sostenere questo progetto; mi sembrava solo una inutile goccia nel deserto.  Non è stato assolutamente così; in Africa una goccia cambia la vita a centinaia di persone. Vi riporto uno stralcio dell&#8217;emozionante saluto che il capovillaggio mi ha fatto il giorno della mia partenza da AndoBedo &#8220;&#8230;.per aver abbandonato per alcuni giorni la tua terra ed essere venuto quì a realizzare una cosa così importante per noi&#8230;solo Dio può ringraziarti per quanto hai fatto&#8230;&#8221;. Ma io so che questo saluto era per tutti noi&#8230;per cui le mie parole per voi sono le stesse&#8230;al plurale &#8220;solo Dio potrà ringraziarvi per quanto avete fatto.</p>
<p><a href="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5127.jpg" title="img_5127.jpg"><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/08/img_5127.thumbnail.jpg" alt="img_5127.jpg" /></a></p>
<p>ing. Luca Palmiero</p>
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		<title>Costruiamo in Togo</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 12:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2009 abbiamo iniziato la costruzione di un edificio scolastico per tre classi in un villaggio del sud del Togo chiamato ANDO BEDO. Dopo quasi un mese di lavoro da parte dei volontari  non abbiamo potuto completare tutto il progetto perché in Togo lo Stato non dà fondi alle associazioni quindi non c’era nessun finanziamento. Ci siamo fermati alla base dell’edificio che è stato fatto grazie alla partecipazione finanziaria dei volontari e anche dell’Associazione con una somma che si avvicina ai 3000 000 FCFA, circa 4500 euro.

Quest’estate l’obiettivo programmato è quello di costruire le mura della scuola e completare le finiture.
Adesso abbiamo 4 volontari (tre italiani e un francese) e 4 altri volontari del Togo che saranno presenti per proseguire nella costruzione della scuola .

Per riuscire a realizzare tutto l’edificio chiediamo il vostro aiuto finanziario tramite LUCA, uno dei volontari Italiani (Ingegnere civile) che viene a darci una mano sul progetto dal 03 al 26 agosto 2010 in TOGO. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2010/07/togo_post1.jpg" alt="Costruiamo in Togo" />Salve a tutti,</p>
<p>in questo post desidero condividere con  tutti voi che leggete il mio web magazine, l&#8217; esperienza di collaborazione che mi sto accingendo a vivere per il prossimo mese di agosto, in qualità di volontario ad un progetto in fase di realizzazione in Togo (Africa). Il progetto consiste nella costruzione di tre aule scolastiche in un villaggio che si chiama Ando Bedo, sito a 80 km a nord di Lomè (la capitale del Togo). L&#8217;attività che svolgerò non sarà solo quella di coordinamento del cantiere ma anche di materiale collaborazione alla costruzione dell&#8217;edificio.</p>
<p>Credo che il modo migliore per farlo sia quella di pubblicare la lettera d&#8217;invito ricevuta dall&#8217;associazione che sta coordinando il progetto:</p>
<p><em>Ciao a tutti,</em></p>
<p><em>creata e riconosciuta dallo stato Togolese nel settembre 2006, l’Associazione JEUDEV (Jeunesse Unie pour le Developpement) è un’ Associazione di Giovani Togolesi  che si è assegnata un grande obiettivo : lo Sviluppo dei villaggi e piccoli paesi del Togo che si trovano in difficoltà.</em></p>
<p><em>L’obiettivo principale dell’associazione è  promuovere l&#8217;istruzione nelle zone rurali Togolesi, dove non ci sono infrastrutture scolastiche che permettano agli abitanti del villaggio di mandare i figli a scuola, attraverso l’organizzazione di campi di lavoro volontari per la costruzione di edifici scolastici.</em></p>
<p><em>Per questo la JEUDEV ha iniziato progetti di costruzione di edifici scolastici dal 2009, per potere rispondere ai bisogni importanti per l’educazione dei bambini togolesi,  dato che senza l’educazione non si può parlare di sviluppo.</em></p>
<p><em>Dal 2009 abbiamo iniziato la costruzione di un edificio scolastico per tre classi in un villaggio del sud del Togo chiamato ANDO BEDO. Dopo quasi un mese di lavoro da parte dei volontari  non abbiamo potuto completare tutto il progetto perché in Togo lo Stato non dà fondi alle associazioni quindi non c’era nessun finanziamento. Ci siamo fermati alla base dell’edificio che è stato fatto grazie alla partecipazione finanziaria dei volontari e anche dell’Associazione con una somma che si avvicina ai 3000 000 FCFA, circa 4500 euro.</em></p>
<p><em>Quest’estate l’obiettivo programmato è quello di costruire le mura della scuola e completare le finiture.<br />
Adesso abbiamo 4 volontari (tre italiani e un francese) e 4 altri volontari del Togo che saranno presenti per proseguire nella costruzione della scuola .</em></p>
<p><em>Per riuscire a realizzare tutto l’edificio chiediamo il vostro aiuto finanziario tramite LUCA, uno dei volontari Italiani (Ingegnere civile) che viene a darci una mano sul progetto dal 03 al 26 agosto 2010 in TOGO. </em></p>
<p><em>Il costo complessivo del progetto è di 14.000.000 fcfa che corrispondono a circa 21500euro. Abbiamo già speso 4500euro lo scorso anno, quindi per portare a termine il progetto sono necessari ancora 17000euro. </em><strong><em>Saremo felici e grati di ricevere qualunque    somma come aiuto al progetto sul nostro conto corrente : UNTBTGTG321921757025000 (Cognome :Kombate , Nome : Path-konn-banang-bang).</em></strong></p>
<p>Spero di riuscire con questa esperienza a migliorare la mia professionalità, acquisendo competenze in grado di sostenere il sud del mondo e sopratutto di condividerle con voi grazie al potente strumento del Web.</p>
<p>Grazie a tutti.</p>
<p>Luca Palmiero (autore del webmagazine).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>RECYCLING AND RECONSTITUTION OF CONSTRUCTION AND DEMOLITION WASTE   (Riutilizzo dei materiali da costruzione)</title>
		<link>http://www.ambienteingegnere.it/recycling-and-reconstitution-of-construction-and-demolition-waste-riutilizzo-dei-materiali-da-costruzione/</link>
		<comments>http://www.ambienteingegnere.it/recycling-and-reconstitution-of-construction-and-demolition-waste-riutilizzo-dei-materiali-da-costruzione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 18:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

		<category><![CDATA[edilizia sostenibile]]></category>

		<category><![CDATA[RECYCLING AND RECONSTITUTION OF CONSTRUCTION AND DEMOLI]]></category>

		<category><![CDATA[rifiuti inerti da costruzione e demolizione]]></category>

		<category><![CDATA[RIUTILIZZO DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE]]></category>

		<category><![CDATA[sostenibilità dei materiali da costruzione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;the annual procuction of CONSTRUCTION DEMOLITION (C &#38; D) waste in the UK amounts 109 millions tonnes. This accounts for over 60% of the UK&#8217;s total waste. Rather than send C&#38;D wast to landfill, increased environmental awareness has led to pressure to use these materials as a resource&#8221;
è l&#8217;abstract di un articolo scritto dal professor Dhir, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2008/07/rifiuti-inerti_post.jpg" alt="Rifiuti inerti da costruzione e demolizione" />&#8220;<em>the annual procuction of CONSTRUCTION DEMOLITION (C &amp; D) waste in the UK amounts 109 millions tonnes. This accounts for over 60% of the UK&#8217;s total waste. Rather than send C&amp;D wast to landfill, increased environmental awareness has led to pressure to use these materials as a resource&#8221;</em></p>
<p>è l&#8217;abstract di un articolo scritto dal professor Dhir, il Dr. Palne ed il dr. Dyer dell&#8217;università di dundee (UK). Questo articolo è contenuto nel libro scritto del Prof. <strong>Limbachiya C Mukesh</strong> e <strong>John J Roberts</strong> entrambi docenti alla school of engineering, Faculty of technology of Kingstone university, dal titolo CONSTRUCTION DEMOLITION WASTE.</p>
<p>Nel libro sono riportati una serie di articoli scritti da numerosi studiosi ed in collaborazione con le più prestigiose facoltà di ingegneria del mondo in ambito di sostenibilità dei materiali da costruzione.</p>
<p>Molto interessante soprattutto per il <strong>riutilizzo dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione</strong> per il confezionamento del conglomerato cementizio, o additrittura, come riportato nello studio di Dhir, Paine e Dyer , come componente del cemento.</p>
<p>A dispetto di quanto sta accadendo in italia dove purtroppo il riutilizzo dei materiali da costruzione ed demolizione non ha ancora trovato il giusto consenso, nel regno unito si sta lavorando molto in un ottica di <strong>edilizia sostenibile</strong>.</p>
<p>Alcune impianti di riciclaggio dei R.I.D.C.e D. lamentano il disinteresse delle stazioni appaltanti nell&#8217;obbligare le imprese (e quindi prescrivendolo nei capitolati speciali di appalto) all&#8217;uso di tali materiali. Ancora troppo lontani dunque per proporre addirittura la materia prima di seconda scelta, ottima per alcuni impeghi.</p>
<p>Una normativa che obblighi committenti pubblici e privati a puntare sulla sostenibilità delle opere realizzate è a questo punto urgente, al fine di perseguire l&#8217;obiettivo della sostenibilità in edilizia.</p>
<p>Per chi volesse approfondire tali tematiche può leggere il testo del prof. Mukesh, visionando l&#8217;ottimo <a href="http://books.google.it/books?id=BSwfOu50uAIC&amp;printsec=frontcover&amp;sig=ACfU3U2kB0aZeYCsTBz55KIulc_U2-8zOQ&amp;source=gbs_book_other_versions_r&amp;cad=3_0#PPP1,M1" title="Construction demolition waste">preview </a>gratuito.</p>
<p align="center"><em>Segnaliamo il </em><a href="http://cmrg2008.kingston.ac.uk/" title="Concrete construction international conference"><em>congresso </em></a><em>che si terrà a Londra il prossimo 9 e 10 settembre, &#8220;EXCELLENCE IN CONCRETE CONSTRUCTION&#8221; - Through Innovation-, nell&#8217;ambito del quale sarà trattato le nuove tecnologie del &#8220;concrete&#8221; soprattuttto in termini di sostenibilità. </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Costo ambientale&#8221; del conglomerato cementizio.</title>
		<link>http://www.ambienteingegnere.it/costo-ambientale-del-conglomerato-cementizio/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 17:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[bioedilizia.]]></category>

		<category><![CDATA[cemento]]></category>

		<category><![CDATA[concrete]]></category>

		<category><![CDATA[costo ambientale]]></category>

		<category><![CDATA[emissioni co2]]></category>

		<category><![CDATA[materiali da costruzione]]></category>

		<category><![CDATA[sostenibilit]]></category>

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		<description><![CDATA[Una tonnellata di calcestruzzo non produce una tonnellata di co2, ma semmai poco più di 100 kg, è quello che sostiene la UKCP SCTG e continua asserendo che confezionare calcestruzzi con cementi Mixati con ceneri volatili (derivanti dalla combistione del carbone) o loppa di altoforno riduce le emissioni sensibilmente, generando un doppio beneficio per l'ambiente. (elimina gli oneri di smaltimento che occorrerebbe sostenere per smaltire questi residui di lavorazione dell'acciaio).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-100" href="http://www.ambienteingegnere.it/costo-ambientale-del-conglomerato-cementizio/costo-ambientale-del-conglomerato-cementizio/" title="“Costo ambientale” del conglomerato cementizio."></a><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2008/04/post_cemento1.jpg" alt="“Costo ambientale” del conglomerato cementizio." />Nell&#8217;ambito delle costruzioni, o comunque delle opere di ingegneria civile, siamo  abituati a stimare i costi delle opere esclusivamente in termini economici, ossia quelli sostenuti dall&#8217;uomo. Un costo che invece non si valuta &#8220;ancora&#8221; ma di cui già stiamo facendo &#8220;le spese&#8221; è quello &#8220;sostenuto&#8221; dall&#8217;ambiente.</p>
<p>Provare a pensare quanto costa all&#8217;ambiente la produzione di un metro cubo di calcestruzzo non è una impresa semplice, considerati il numero di parametri da valutare. Infatti, anche solo stimare le tipologie di calcestruzzo confezionabili, ed impiegate nell&#8217;ingegneria civile non è impresa da poco; essi infatti, variano in funzione della classe di resistenza che si intende ottenere, del tipo di strutture che si intende realizzare (massive, non massive), dell&#8217;ambiente nel quale sarà posto in opera e di tantissimi altri parametri, che meritano un approfondimento specifico.</p>
<p>Si evince comunque che la grandissima varietà di conglomerati presenti sul mercato comporta sicuramente una differente tipologia e dosaggio degli elementi che lo costituiscono, generalmente  (acqua, inerti, cemento, ed additivi).</p>
<p>Dunque stimare per ogni tipologia di calcestruzzo confezionato, quale è il costo sostenuto dall&#8217;ambiente in termini di emissioni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gas_serra" title="Gas Serra">gas serra </a>( principalmente vapore acqueo, <strong>anidride carbonica (CO2)</strong>, metano, ossido nitroso (N2O) e ozono), non è assolutamente semplice, intanto perchè occorrerebbe conoscere con esattezza il tipo di conglomerato cementizio (e quindi la tipologia e il dosaggio dei componenti) e poi perchè i parametri da tenere in considerazione non sono solo quelli relativi alle emissioni di gas serra sostenuti dall&#8217;ambiente per realizzare la materia prima occorrente al confezionamento, (in sintesi processo di produzione del cemento), ma anche quelli relativi alle emissioni prodotte da tutte le attività necessarie alla posa in opera della miscela confezionata (estrazione degli inerti, trasporto dei componenti, confezionamento della miscela, trasporto dalla centrale di betonaggio ai luoghi per la posa in opera, etc).</p>
<p>A ciò si aggiunga che il degrado prematuro delle strutture realizzate in calcestruzzo anzichè con altri materiali da costruzione aumenta il <strong>costo sostenuto dall&#8217;ambiente</strong>. Infatti molto spesso laddove la vita utile attesa era di 50 anni, ci si è trovati molto prima di tale scadenza a sostenere oneri economici e &#8220;ambientali&#8221; per restaurare o rimettere in sicurezza le strutture. E&#8217; l&#8217;esempio di alcune infrastrutture come ponti, gallerie, porti, dove le spese sostenute per il recupero del &#8220;precoce&#8221; degrado, sono state talvolta pari a <strong>5 volte il costo di costruzione</strong>.  Facendo le debite proporzioni si potrebbe risalire al costo sostenuto dall&#8217;ambiente.</p>
<p>Attualmente (finalmente) le norme <strong>UNI EN 206</strong>, suggeriscono al progettista le prescrizioni prestazionali e composizionali dei materiali, al fine di realizzare opere che garantiscano una vita utile di almeno 50 anni.</p>
<p>La <strong>UK Concrete Platform Sustainable Construction Task Group</strong> (UKCP SCTG), ha stimato e successivamente tabellato le emissioni di Co2 emesse in atmosfera per tonnellata di calcestruzzo prodotto,</p>
<p align="center"><em>A tonne of concrete produces a tonne of carbon dioxide.</em></p>
<p align="center"><strong><em>FALSE!</em></strong></p>
<p align="center"><em>The embodied carbon dioxide (ECO<sub>2</sub>)</em></p>
<p align="center"><em>of a tonne of concrete varies with </em></p>
<p align="center"><em>mix design and is in the range of:</em></p>
<p align="center"><em>75-176kg CO<sub>2</sub>/tonne</em></p>
<p align="left"><strong>Una tonnellata di calcestruzzo</strong> <strong>non produce una tonnellata di co2</strong>, ma semmai poco più di 100 kg, è quello che sostiene la UKCP SCTG e continua asserendo che confezionare calcestruzzi con cementi Mixati con ceneri volatili (derivanti dalla combustione del carbone) o loppa di altoforno, <a href="http://194.131.146.31/PDF/Table%20-%20Embodied%20CO2_version%201.1.pdf" title="Emissioni di CO2 cementi mixati">riduce le emissioni</a> sensibilmente, generando un doppio beneficio per l&#8217;ambiente. (elimina anche gli oneri di smaltimento che occorrerebbe sostenere per smaltire questi residui di lavorazione dell&#8217;acciaio).</p>
<p align="left">Ancora, confrontando il conglomerato cementizio con il legno da costruzione e l&#8217;acciaio, la UKCP SCTG, arriva alla conclusione che in termini di emissioni il <a href="http://194.131.146.31/PDF/Table%20-%20Embodied%20CO2%20and%20construction%20materials%20version%201.1.pdf" title="Emissioni di co2. Confronto tra conglomerato, legno, acciaio.">conglomerato è confrontabile con il legno</a>.</p>
<p align="left">Le stesse conclusioni si evincono da diverse fonti del regno unito,  nettamente in contrasto con quanto sostenuto invece dal <a href="http://www.bafu.admin.ch/wald/01198/01209/01213/index.html?lang=it" title="Legno materiale da costruzione">dipartimento dell&#8217;ambiente, dei trasporti, dell&#8217;energia e delle comunicazioni</a>, Svizzero, che ritengono il legno assolutamente migliore del conglomerato in termini di emissioni di co2 in atmosfera.</p>
<p align="left">Nel merito le conclusioni sono ancora troppo discordanti. Sull&#8217;argomento occorrerà impegnarsi ancora a lungo, soprattutto rendendo pubblici non solo i risultati, ma anche e soprattutto le modalità (empiriche o teoriche) attraverso le quali vi si è giunti. L&#8217; argomento sarà ancora oggetto di ricerca.</p>
<p align="left">Non risparmiamoci per &#8220;risparmiare&#8221; l&#8217;ambiente.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Edilizia sostenibile, “sosteniamola”.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 17:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente edilizia sostenibile]]></category>

		<category><![CDATA[linee guida edilizia sostenibile toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora l’accento sulla sostenibilità degli edifici, in Italia in questo momento le leggi che obbligano a progettare un edificio "sostenibile", sono appena in uno stato embrionale.
Tralasciando la situazione degli altri paesi dell’unione che invece sono “avanti” dal punto di vista legislativo in tema di edilizia sostenibile, intendo mettere in evidenza l’ottimo esempio della Regione toscana. Infatti la pubblicazione delle “linee guida per l’edilizia sostenibile in Toscana”,approvate dalla Giunta Regionale, hanno segnato il primo passo sul terreno della bioedilizia.

Le 38 schede che le compongono offrono uno strumento oggettivo di valutazione, a disposizione di tutte le amministrazioni pubbliche, per verificare la qualità energetica e ambientale degli edifici in Toscana. Tra i parametri utilizzati ci sono l’assenza di sostanze inquinanti, l’illuminazione naturale,l’isolamento acustico e il riutilizzo delle acque piovane,i materiali usati per la costruzione e i consumi energetici.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2008/04/post_bioedilizia2.jpg" alt="Edilizia sostenibile, “sosteniamola”." />Ancora l’accento sulla <strong>sostenibilità degli edifici</strong>, in Italia in questo momento le leggi che <strong>obbligano</strong> a progettare un edificio &#8221;sostenibile&#8221;, sono appena in uno stato embrionale.<br />
Tralasciando la situazione degli altri paesi dell’unione che invece sono “avanti” dal punto di vista legislativo in tema di edilizia sostenibile, intendo mettere in evidenza l’ottimo esempio della <strong>Regione toscana</strong>. Infatti la pubblicazione delle “<strong><a href="http://www.rete.toscana.it/sett/pta/svilsost/bioedilizia.htm" title="Linee guida edilizia sostenibile">linee guida per l’edilizia sostenibile in Toscana</a></strong>”,approvate dalla Giunta Regionale, <em>hanno segnato il primo passo sul terreno della bioedilizia</em>.</p>
<p>Le 38 schede che le compongono offrono uno strumento oggettivo di valutazione, a disposizione di tutte le amministrazioni pubbliche, per verificare la qualità energetica e ambientale degli edifici in Toscana. Tra i parametri utilizzati ci sono <strong>l’assenza di sostanze inquinanti, l’illuminazione naturale, l’isolamento acustico, il riutilizzo delle acque piovane, i materiali usati per la costruzione e i consumi energetici</strong>.</p>
<p>La vera novità di queste linee guida, sta nel fatto che ormai sono diventate un parametro cui riferirsi per valutare la sostenibilità di molti <strong>progetti di opere pubbliche</strong>. Infatti, sono moltissime ormai le amministrazioni locali che nel bandire una gara di progettazione o un concorso di idee (ai vari livelli di progettazione, preliminare definitiva o esecutiva), specificano nel bando che una aliquota del punteggio finale sarà assegnato sulla base della rispondenza del progetto alle linee guida e dunque alla &#8220;sostenibilità dell&#8217;opera progettata&#8221;.<br />
Tale scelta operata dalle pubbliche amministrazioni ha il duplice obiettivo di promuovere la sostenibilità<br />
degli edifici pubblici e contemporaneamente, obbligare i tecnici progettisti ad avvicinarsi a questo settore,<br />
creando in tal modo una conoscenza che inevitabilmente il progettista spenderà anche in altre progettazioni.<br />
<em>&#8230;la Regione Toscana sostiene la sostenibilità, noi.. li sosteniamo</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>UK &#8220;sostiene&#8221; Kyoto. Prima legge al mondo per una economia a basso tenore di Carbonio.</title>
		<link>http://www.ambienteingegnere.it/uk-sostiene-kioto-prima-legge-al-mondo-per-una-economia-a-basso-tenore-di-carbonio/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 11:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[The draft Climate Change Bill, the first of its kind in any country, and accompanying strategy, set out a framework for moving the UK to a low-carbon economy. It demonstrates the UK’s leadership as progress continues towards establishing a post-Kyoto global emissions agreement.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2008/04/post_emissioni1.jpg" alt="UK “sostiene” Kioto. Prima legge al mondo per una economia a basso tenore di Carbonio." />The draft Climate Change Bill, the first of its kind in any country, and accompanying strategy, set out a framework for moving the UK to a low-carbon economy. It demonstrates the UK’s leadership as progress continues towards establishing a post-Kyoto global emissions agreement.</em></p>
<p> I sudditi di sua maestà questa volta si sono veramente distinti, la leadership del regno unito in merito all&#8217;abbattimento delle emissioni in atmosfera è in questo momento indidiscutibile. E&#8217; in progetto in questi giorni infatti il disegno di legge che contempla la <strong>riduzione delle immissioni di biossido di carbonio in atmosfera</strong>.</p>
<p>IL regno unito si è posto l&#8217;obiettivo di una <strong>riduzione del biossido</strong> pari al 60% entro il 2050, da raggiungere attraverso un percorso graduale, che dovrebbe portare entro il 2020 ad un abbattimento compreso tra il 26 ed il 32%. La grande novità di questa politica ambientale è l&#8217;obbligo di legge per il raggiungimento dei limiti previsti per il 2020. Ciò vale a dire che uno stato (e tra i più evoluti al mondo) al di la delle scelte che altri stati hanno fatto in merito al protocollo di kioto, obbliga gli stake-holder che operano sul proprio territorio a rispettare quanto previsto dal protocollo, e lo fa con una<strong> legge</strong>, forse la prima a sostegno di quanto previsto dal <strong><a href="http://www2.minambiente.it/sito/settori_azione/pia/docs/protocollo_kyoto_it.PDF" title="Protocollo di Kioto">protocollo di Kyoto</a></strong>.</p>
<p>Per attuare questa legge che guarda avanti a step di 15 anni, istitutisce un organo statutario, &#8220;la <strong>commissione per i cambiamenti climatici</strong>&#8220;, che avrà il compito di orientare il governo (grazie alla consulenza di esperti) al raggiungimento degli obiettivi. Essa fornirà una relazione periodica, cui il governo dovrà rispondere indipendentemente dall&#8217;esito della relazione.</p>
<p>Il progetto di legge sarà oggetto di una consultazione pubblica a fianco di pre-esame legislativo in Parlamento</p>
<p>Il segretario per l&#8217;ambiente  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=IY3F9TT2jDs" title="Video David Miliband">David Miliband ha detto</a>:</p>
<p><em>&#8220;With climate change we can’t just close our eyes and cross our fingers. We need to step up our action to tackle it, building on our considerable progress so far. <strong>And time isn’t on our side</strong>.&#8221;</em></p>
<p>e continua &#8220;campanilisticamente&#8221; affermando: </p>
<p><em>&#8220;Crucially the Climate Change Bill, the first of its kind in any country, demonstrates our determination that this leadership role will continue&#8221;</em></p>
<p>Lo spirito della legge sostiene che tutti i settori della società dovranno contribuire alla transizione verso un&#8217;economia a basse emissioni di carbonio, ma che questo non deve significare una riduzione del tenore di vita.</p>
<p>La direzione indicata da questa legge ritengo che vada sottolineata come estremamente positiva; essa infatti indica ai fornitori di energia di lavorare sulla riduzione della domanda,  piuttosto che produrre e fornire quanta più energia è possibile. <strong>Ridurre i consumi</strong> senza cambiare lo stile di vita, o perchè no, migliorandolo.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Sustainable&#8221; design</title>
		<link>http://www.ambienteingegnere.it/sustainable-design/</link>
		<comments>http://www.ambienteingegnere.it/sustainable-design/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 23:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ingegneria Civile]]></category>

		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

		<category><![CDATA[burj dubai]]></category>

		<category><![CDATA[ecosostenibilità]]></category>

		<category><![CDATA[edificio più alto del mondo]]></category>

		<category><![CDATA[energia alternativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Quale è l&#8217;edificio più alto del mondo?
alcune fonti del web dicono sia il Taipei Financial Center, di 508 metri, che ha raggiunto e superato le &#8220;Petronas Tower&#8221; di Kuala Lumpur in Malesia, una coppia di colossi gemelli alti 452 metri.
Non più, perchè gia da qualche mese, per la precisione da Luglio del 2007, il Burj [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2008/03/post_burj-dubai.jpg" alt="Sustainable “design”" />Quale è l&#8217;<strong>edificio più alto del mondo</strong>?</p>
<p>alcune fonti del web dicono sia il <strong>Taipei Financial Center</strong>, di 508 metri, che ha raggiunto e superato le &#8220;<strong>Petronas Tower</strong>&#8221; di Kuala Lumpur in Malesia, una coppia di colossi gemelli alti 452 metri.</p>
<p>Non più, perchè gia da qualche mese, per la precisione da Luglio del 2007, il <a href="http://www.burjdubai.com/" title="Burji Dubai">Burj Dubai</a> è l&#8217;edificio più alto del mondo.</p>
<p align="center"> &#8221;<em>On november 2008 Burj Dubai, the 800 metres-high and 160-story building designed by Skidmore, Owings &amp; Merrill LLP, will become the highest in the world.&#8221; </em></p>
<p>La sua ultimazione prevista per Novembre 2008 porterà questa torre ad una quota superiore degli 800 m ( gli esecutivi sono ancora riservati per evitare di perdere il primato in questi anni). Interessanti le fasi di realizzazione della torre visibili nel filmato trovato su <a href="http://www.youtube.com/">www.youtube.com</a> (a dimostrazione che talvolta questo sito si rende utile per fornire anche ausilio tecnico e non solo per incriminare sexy prof).</p>
<p align="center"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iEhpcxXDxsg" title="Realizzazione del Burji Dubai">Realizzazione del Burji Dubai</a></p>
<p>Vi invito a visitare il sito del <a href="http://www.burjdubai.com/" title="Burji Dubai">Burji Dubai</a> e la splendida presentazione realizzata, soffermandosi qualche minuto a leggere il link relativo all&#8217;ispirazione del progetto. L&#8217;edificio sorgerà (nemmeno a dirlo) nella &#8220;futuristica&#8221; <strong>DUBAI</strong> a breve il centro del mondo.</p>
<p>Il progetto porta la firma degli architetti dello studio di Chicago <strong>SOM - Skidmore, Owings &amp; Merrill LLP</strong> - già noto per la Sears Tower di Chicago (1974). Il costo? l&#8217;ordine di grandezza è di circa 850 milioni di dollari, dollaro più dollaro meno.</p>
<p align="center"><em>La particolare geometria del Burj Dubai - di chiara ispirazione islamica - ricorda il fiore del deserto, tipico della regione. Influenze storiche ed innovazione tecnologica si fondono facendo del progetto il modello nel Medio Oriente per la città del futuro.<br />
La torre si compone di tre elementi in vetro e calcestruzzo attorno ad un nucleo centrale che salgono verso il cielo come scalini. Un arretramento su ciascun elemento snellisce il corpo dell’edificio man mano che questo continua la sua ascesa. Giunto all’estremità, il cuore della torre emerge come uno stelo d’erba. La base particolarmente larga della torre non consentirà, invece, la formazione di correnti d’aria al suolo causate dai vortici che spesso nascono nelle zone più alte di questo tipo di edifici.<br />
Il Burj Dubai avrà misure sconcertanti: 160 piani per oltre 800 metri di altezza, con una superficie di 500mila metri quadrati</em>.  Fonte: <a href="http://www.amrealestate.it/architetture.htm">http://www.amrealestate.it/architetture.htm</a></p>
<p align="left">La domanda che ci siamo posti osservando questo splendido edificio è relativa al concetto di <strong>sostenibilità</strong>. Dal sito si evincono una serie di informazioni relative al fabbisogno energetico dell&#8217;edificio, tra cui quello elettrico, che ammonterebbe  36 mVA, equivalenti (citando l&#8217;esempio riportato sul sito) a 360000 lampade da 100W accesse contemporaneamente tutto il giorno.</p>
<p>Non è specificato però che forma di energia si intende usare per soddisfare questa richiesta energetica. Lungi da noi da voler fare scuola al SOM, però oltre ai complimenti per un progetto veramente splendido, va anche &#8220;l&#8217;osservazione&#8221; che per un edificio che sorge ad una latitudine come quella di Dubai non si può non pensare di adottare  <strong>risorse energetiche</strong> <strong>alternative</strong> come (<em>per esempio</em>) il <strong>fotovoltaico</strong>.</p>
<p>Impossibile non osservare ciò di fronte all&#8217;esempio eccellente (dal punto di vista dell&#8217;ecosostenibilità dell&#8217;edificio) dei colleghi italiani (Si tratta di <strong>David Fisher</strong>, trasferito a Firenze da diversi anni, e dei due soci del suo studio a Lungarno del tempio – <strong>Fabio Bettazzi</strong> e <strong>Marco Sala</strong>, con la collaborazione dell&#8217;’ingegnere statunitense <strong>Leslie Robertson</strong>, padre delle Torri Gemelle del World Trade Center di New York) ideatori della <a href="http://www.edilportale.com/edilnews/Npopup.asp?IDDOC=8461" title="Torre girevole ecosostenibile Dubai"><strong>torre girevole ecosostenibile</strong> </a>proprio in quel di Dubai. Nessun campanilismo.<br />
 </p>
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		<title>Rifiuti inerti da costruzione e demolizione: non &#8220;rifiutiamoli&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 11:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ing Palmiero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Ingegneria Civile]]></category>

		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[ I rifiuti inerti da costruzione e demolizione, fino ad oggi hanno rappresentato per le imprese del settore edile, solo un costo da sostenere per il loro smaltimento a discarica autorizzata. Essi invece possono essere riutilizzati in edilizia, per esempio, nella preparazione di sottofondi stradali o come &#8220;riempimenti&#8221;. Ovviamente per tali impieghi è necessario che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ambienteingegnere.it/wp-content/uploads/2008/02/trattamento-rifiuti-inerti1.jpg" alt="trattamento rifiuti" /> I <strong>rifiuti inerti</strong> da <strong>costruzione</strong> e<strong> demolizione</strong>, fino ad oggi hanno rappresentato per le imprese del settore edile, solo un costo da sostenere per il loro <strong>smaltimento</strong> a discarica autorizzata. Essi invece possono essere riutilizzati in edilizia, per esempio, nella preparazione di sottofondi stradali o come &#8220;riempimenti&#8221;. Ovviamente per tali impieghi è necessario che il &#8220;rifiuto&#8221; sia opportunamente trattato in appositi impianti, al fine di assegnargli una granulometria idonea all&#8217;uso.</p>
<p>Da un articolo pubblicato da edilportale si evincono una serie di informazioni interessanti relative la<a href="http://www.edilportale.com/dossier/dos101003-1.asp" title="Rifiuti inerti da costruzione e demolizione"> normativa in materia</a> e le stime in termini di produzione in Italia.</p>
<p>Abbattere gli oneri di discarica, rivolgendosi al più vicino <strong>impianto di trattamento </strong>, può rivelarsi per un imprenditore impegnato in una lavorazione nella quale vi è la produzione di <strong>rifiuto da C&amp;D</strong>, una scelta economica vantaggiosa. Evidenziamo che nel caso di grosse demolizioni si può valutare anche un impianto di trattamento mobile (cioè da porre in opera in cantiere), il quale abbatte sensibilmente gli oneri di trasporto del rifiuto.</p>
<p>Provare a confrontare gli oneri da sostenere, conferendo il rifiuto ad un impianto di trattamento piuttosto che a discarica autorizzata può essere l&#8217;unico modo per convincersi della convenienza. E&#8217; necessario conoscere la normativa vigente in materia al fine di essere a conoscenza di tutti gli adempimenti necessari.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.simoline.com/clienti/dirittoambiente/file/polizia_articoli_114.pdf" title="Considerazioni sui rifiuti inerti.">Considerazioni sui rifiuti inerti e sintesi normativa</a></li>
</ul>
<p>Un tecnico che intende operare in un ottica di sostenibilità, può proporre alle imprese di smaltire i rifiuti provenienti da C&amp;D in questo modo, perseguendo un vantaggio economico e una riduzione dei rifiuti destinati a discarica. Anche così si tutela l&#8217;<strong>ambiente</strong>.</p>
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