“Costo ambientale” del conglomerato cementizio.Nell’ambito delle costruzioni, o comunque delle opere di ingegneria civile, siamo  abituati a stimare i costi delle opere esclusivamente in termini economici, ossia quelli sostenuti dall’uomo. Un costo che invece non si valuta “ancora” ma di cui già stiamo facendo “le spese” è quello “sostenuto” dall’ambiente.

Provare a pensare quanto costa all’ambiente la produzione di un metro cubo di calcestruzzo non è una impresa semplice, considerati il numero di parametri da valutare. Infatti, anche solo stimare le tipologie di calcestruzzo confezionabili, ed impiegate nell’ingegneria civile non è impresa da poco; essi infatti, variano in funzione della classe di resistenza che si intende ottenere, del tipo di strutture che si intende realizzare (massive, non massive), dell’ambiente nel quale sarà posto in opera e di tantissimi altri parametri, che meritano un approfondimento specifico.

Si evince comunque che la grandissima varietà di conglomerati presenti sul mercato comporta sicuramente una differente tipologia e dosaggio degli elementi che lo costituiscono, generalmente  (acqua, inerti, cemento, ed additivi).

Dunque stimare per ogni tipologia di calcestruzzo confezionato, quale è il costo sostenuto dall’ambiente in termini di emissioni di gas serra ( principalmente vapore acqueo, anidride carbonica (CO2), metano, ossido nitroso (N2O) e ozono), non è assolutamente semplice, intanto perchè occorrerebbe conoscere con esattezza il tipo di conglomerato cementizio (e quindi la tipologia e il dosaggio dei componenti) e poi perchè i parametri da tenere in considerazione non sono solo quelli relativi alle emissioni di gas serra sostenuti dall’ambiente per realizzare la materia prima occorrente al confezionamento, (in sintesi processo di produzione del cemento), ma anche quelli relativi alle emissioni prodotte da tutte le attività necessarie alla posa in opera della miscela confezionata (estrazione degli inerti, trasporto dei componenti, confezionamento della miscela, trasporto dalla centrale di betonaggio ai luoghi per la posa in opera, etc).

A ciò si aggiunga che il degrado prematuro delle strutture realizzate in calcestruzzo anzichè con altri materiali da costruzione aumenta il costo sostenuto dall’ambiente. Infatti molto spesso laddove la vita utile attesa era di 50 anni, ci si è trovati molto prima di tale scadenza a sostenere oneri economici e “ambientali” per restaurare o rimettere in sicurezza le strutture. E’ l’esempio di alcune infrastrutture come ponti, gallerie, porti, dove le spese sostenute per il recupero del “precoce” degrado, sono state talvolta pari a 5 volte il costo di costruzione.  Facendo le debite proporzioni si potrebbe risalire al costo sostenuto dall’ambiente.

Attualmente (finalmente) le norme UNI EN 206, suggeriscono al progettista le prescrizioni prestazionali e composizionali dei materiali, al fine di realizzare opere che garantiscano una vita utile di almeno 50 anni.

La UK Concrete Platform Sustainable Construction Task Group (UKCP SCTG), ha stimato e successivamente tabellato le emissioni di Co2 emesse in atmosfera per tonnellata di calcestruzzo prodotto,

A tonne of concrete produces a tonne of carbon dioxide.

FALSE!

The embodied carbon dioxide (ECO2)

of a tonne of concrete varies with 

mix design and is in the range of:

75-176kg CO2/tonne

Una tonnellata di calcestruzzo non produce una tonnellata di co2, ma semmai poco più di 100 kg, è quello che sostiene la UKCP SCTG e continua asserendo che confezionare calcestruzzi con cementi Mixati con ceneri volatili (derivanti dalla combustione del carbone) o loppa di altoforno, riduce le emissioni sensibilmente, generando un doppio beneficio per l’ambiente. (elimina anche gli oneri di smaltimento che occorrerebbe sostenere per smaltire questi residui di lavorazione dell’acciaio).

Ancora, confrontando il conglomerato cementizio con il legno da costruzione e l’acciaio, la UKCP SCTG, arriva alla conclusione che in termini di emissioni il conglomerato è confrontabile con il legno.

Le stesse conclusioni si evincono da diverse fonti del regno unito,  nettamente in contrasto con quanto sostenuto invece dal dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, Svizzero, che ritengono il legno assolutamente migliore del conglomerato in termini di emissioni di co2 in atmosfera.

Nel merito le conclusioni sono ancora troppo discordanti. Sull’argomento occorrerà impegnarsi ancora a lungo, soprattutto rendendo pubblici non solo i risultati, ma anche e soprattutto le modalità (empiriche o teoriche) attraverso le quali vi si è giunti. L’ argomento sarà ancora oggetto di ricerca.

Non risparmiamoci per “risparmiare” l’ambiente.


1 commento

Marco · Maggio 14, 2008 alle 12:15 pm

Ottimo ed interessante articolo

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